mercoledì 4 novembre 2015

DIRO' DELLE COSE IMPOPOLARI - sempre che riesca a farmi capire.

Allora.. mi rendo conto che sto per dire delle cose che potranno apparire ad elevato tasso di beceritudine e che alcuni considereranno parecchio impopolari.


Però... però.


Io non penso che uomo e donna siano uguali.
Ecco, bon, l'ho detto.


E lo ribadisco, non lo penso affatto.
E non penso nemmeno che dire, che so, che una donna è più portata ai compiti di cura ed accudimento rispetto ad un uomo sia indice di maschilismo.


Toh mo'
(scusate vado a mettere il giubbotto antiproiettile).


Vado a spiegarmi.


Uomo e donna NON sono uguali
sono diversi, anche profondamente diversi in certi casi.
Ammettere le differenze non significa essere retrogradi, maschilisti, beceri.
Significa avere gli occhi.


Lo so, scomodare la biologia par brutto e a tanti sembra una scusa per perpetuare convincimenti vecchi e superati. Però seguitemi un secondo...


Le donne sono biologicamente progettate per mettere al mondo i figli.
E lì c'è poco da disquisire, è così. Noi abbiamo un utero per custodirli quando sono dentro il nostro corpo e due tette per nutrirli quando ne escono.
Noi siamo fisicamente, biologicamente, geneticamente programmate per tale compito. 


E se è vero questo, da profana ignorante, trovo che abbia evolutivamente senso che le donne siano col tempo diventate anche più disponibili, empatiche, disposte alla cura e all'accudimento. Proprio per una mera funzione di sopravvivenza della specie.


Perché, a parer mio, da un punto di vista evolutivo, le donne fatte in quel modo, con quel tipo di carattere, avranno ragionevolmente avuto un maggior successo riproduttivo (+ cure = + figli vivi) e pertanto avranno sparso il proprio patrimonio genetico più di altre, ovvero messo al mondo e fatto sopravvivere più figlie che anch'esse avevano quel tipo di carattere - o una predisposizione verso quel tipo di carattere. Per un fatto semplicissimo: un neonato non può staccarsi dalla mamma che lo nutre. Ed è quindi lei che logicamente deve prendersene cura. Oggi è diverso, oggi esistono i biberon... ma evolutivamente parlando, il bibe esiste da circa 15 secondi rispetto a tutto il tempo in cui l'Uomo si è evoluto.


Dopodiché, noi esseri umani a differenza delle altre specie animali, abbiamo sviluppato una cosetta chiamata cultura. La sovrastruttura culturale ci insegna (o ci prova...) che una cosa che è valida per molti non deve essere necessariamente valida per tutti. La sovrastruttura culturale ci dice che se qualcosa è "statisticamente rilevante" non significa che debba applicarsi a viva forza nel 100% dei casi. E che le devianze dalla media statistica non sono necessariamente un male, sono solo modi diversi di vivere e pensare, e come tali vanno rispettati.


Nella pratica: 15.000 anni fa una femmina umana che non volesse avere figli, sarebbe probabilmente stata ostracizzata, messa a margini della tribù, stigmatizzata e magari anche peggio. Oggi, una donna che non voglia avere figli, si fa la sua vita senza mai diventare mamma, si realizza magari nel lavoro o nello sport, e tanti saluti - alla peggio dovrà sopportare qualche antipatica battuta sull'orologio biologico.


Questo però non toglie che le donne siano fatte apposta per partorire ed allattare.
Ci disegnano così. proprio geneticamente.


Sostenere questo tipo di concetto non significa essere maschilisti.
Vedere le differenze non significa essere maschilisti.
Vedere le differenze ed etichettarle, questo significa essere maschilisti.


Dire che una donna è portata all'accudimento e pertanto è un essere umano inferiore al  maschio che va a caccia (o lavora fuori casa e "porta i soldi"), questo è maschilismo.
Considerare una caratteristica inferiore all'altra, questo è maschilismo.
Relegare una donna ad un ruolo che non desidera, obbligarla su basi biologiche perché "sei fatta così e ti devi adeguare", questo è maschilismo.
(ed è peraltro altrettanto grave quando accade il contrario, magari per altri motivi, che so: impedire a un ragazzino di studiare danza classica perché altrimenti sembra frocio).


Ecco, non so se riesco a spiegarmi, ma considerare due cose diverse tra loro non è sbagliato.
E' sbagliato dare alle due cose diversa dignità.


Quello che secondo me ha cambiato tutto, ma veramente tutto, è stata l'economia.... e la scienza.


Oggi, ma non solo oggi, il "valore" delle cose viene scambiato col "prezzo" delle cose.
E siccome accudire i propri figli non paga alcun prezzo, allora è un non-lavoro, è una non-esistenza, una non-utilità. Mentre lavorare in banca e percepire uno stipendio, quello sì che vale.
Inoltre oggi sappiamo il ruolo del maschio in tutto quanto il processo della procreazione, mentre taaaanto tanto anticamente i figli erano solo delle donne, la correlazione con l'atto sessuale non è stata immediatamente evidente (anche perché le tribù primigenie erano presumibilmente promiscue)


Posso solo immaginare che ad un certo bel punto, i nostri cavernicoli antenati si siano guardati in faccia e si siano detti "Ehi! noi qui andiamo a caccia, sfamiamo tutta la tribù e rischiamo la pelle... per sfamare queste donne che se ne stanno al sicuro al calduccio accanto al focolare a dipingere muri e infilare collanine tutto il santo giorno! E a giocare coi nostri figli! Certo, nostri! Perché, non avete sentito cosa si dice in giro? Mica vero che è la Dea che da i figli alle donne. Siamo noi, noi maschi, col nostro pisello! I figli sono nostri, siamo noi che li mettiamo dentro le donne, loro non fanno niente! Siamo noi che li sfamiamo con le prede e li copriamo con le pellicce a rischio della nostra vita, noi che procuriamo il fuoco! Noi siamo superiori"


E così, il semplice fatto biologico che aveva portato fino ad un certo punto della vita umana ad una cooperazione dignitosa e paritaria tra esseri con inclinazioni e compiti differenti (la chiamano sinergia), è stato superato dalla sovrastruttura culturale, ma una sovrastruttura distorta da inesistenti rapporti di forza... che però ha avuto un gran successo.


E che ci portiamo dietro ancora oggi.










martedì 27 ottobre 2015

CIO' NON DEVE AVVENIRE. OVVERO: IO TI HO FATTO E IO TI DISFO.



Sabato mattina stavo provando le tabelline al Nin.
Tutto bene finchè arriviamo a 6x6.


- Allora, Nin... 6x6?
- Sei per sei trentasei, io sono fico e tu sei gay.
- No, scusa????
- Sei per sei trentasei, io sono fico e tu sei gay.
- Ma Nin! Ma ti sembrano cose da dire??? Poi lo sai cosa significa essere gay?
- Si si, è quando un uomo si innamora di un altro uomo
- Esatto, e quindi?
- E quindi... cosa?
- No dico, perché bisognerebbe usare questa parola come una presa in giro? Non ci si può innamorare di chi si vuole??
- Si beh ma...
- Dove l'hai sentito?
- In oratorio quest'estate.
Nel frattempo transita il Ric e mi conferma che questa bella filastrocca era in voga già ai suoi tempi.


Ora.
Noi siamo una famiglia aperta, siamo attivamente tolleranti: ovvero non è che "tolleriamo" perché non ci impicciamo degli affari altrui e ci giriamo dall'altra parte facendoci i cazzacci nostri. La tolleranza, l'eguaglianza, la parità della dignità e dei diritti, la giustizia, la non-fobia, la non-discriminazione cerchiamo non solo di praticarla ma di insegnarla ogniqualvolta ci è possibile, dentro le pareti domestiche e alle volte, travalicando magari un po' i limiti e i ruoli, anche fuori dalle pareti domestiche.


Tuttavia mi arriva in casa un pistolino di figliolo che ride scompostamente a una stupido gioco di parole sui gay. Così mi interrogo. Ho forse sbagliato qualcosa? A costo di sembrare autoreferenziale dirò: no. L'intolleranza in casa mia non è mai passata, quindi no. il Ric ai suoi bei tempi rideva alle stesse battute, ed è venuto su un bel ragazzone di sani principi, come dimostra il fatto che ci sono  omosessuali dichiarati di ambo i sessi tra le sue amicizie. Quindi continuando per la medesima via probabilmente anche il piccolo finita la stupidera dell'età inforcherà i giusti binari.


Mi domando però quanto radicata debba essere l'omofobia (anche se parlando di bambini la parola è un po' forte) - così come altre forme di discriminazione ad esempio verso le persone sovrappeso - se a un bambino di 6-7-8 anni viene normale e naturale ridere quando sente la parola "gay", o la considera se non un insulto quantomeno una presa in giro. Se è normale dire "ciccione" al compagno un po' più pingue.


Cioè "gay" non è una parola che faccia ridere in sé.
Voglio dire non è, che so, sparpagliamucche (per chi non lo sapesse è il contrario di accumulatori) che solo a sentirla ho rischiato di strozzarmi dalle gran risate.


Gay non è niente, tre letterine messe li così.
E' quindi il concetto sottostante che provoca ilarità (nel migliore dei casi...), ma cosa ne possono sapere dei bambini del primo ciclo delle elementari che, ovviamente, di sesso, società e politica non sanno assolutamente niente? Perché la cosa fa ridere di default?

Non è mica genetico, no?
Quindi deve essere culturale, acquisito.
E questa cosa mi spaventa, perché se mio figlio sente qualche minchiata omofoba e si fa due risate, pace: poi viene a casa e si raddrizza (e se non si raddrizza lo raddrizzo io a randellate!). Ma ci sono ragazzi che non vengono raddrizzati affatto, anzi: vengono indirizzati verso una stortura sempre più evidente.


Tra i ragazzi dell'età del Ric che bazzicano il quartiere, non ci sono solo omosessuali dichiarati, ma anche elementi dichiaratamente omofobi e razzisti. E, che sia un caso o no, sono quelli che frequentano di più l'ambiente oratoriale.


E se da un lato sono lieta di sapere che esistono persone che già in età adolescenziale o precedente si rendono conto di "chi" sono e non  hanno paura a dirlo a voce alta e viverlo, dall'altra parte mi chiedo in quale modo sarà possibile - e quando! - che tutte le "fobie" e tutti gli "ismi" vengano definitivamente debellati, se ci sono nono solo vecchi tradizionalisti ma anche giovani menti che li nutrono e li conservano.


Io sono la Puffola Pigmea, ma in questo caso il mio solito ottimismo vacilla un po'.













lunedì 28 settembre 2015

DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI DAL MOSTRO DISNEY (#ironiaportamivia)

Genitori di tutto il mondo unitevi!
Ormai non possiamo più tacere davanti al  terribile complotto che ha ormai conivolto purtroppo anche uno degli ultimi baluardi delle belle serate in famiglia (tradizionale): i Walt Disney Studios.

Disney ormai è completamente votato al male, totalmente genderizzato.

Lo era già ai tempi di Mulan, ma allora il gender ancora nn aveva preso piede quindi questa ragazza che si traveste da soldato e fa finta di essere un uomo per andare alla guerra è passata ingiustamente inosservata. Vero è che è stata scoperta e giustamente sbugiardata - ma alla fine non dimentichiamo che è lei che salva l'Imperatore, non il Capitano Shang. Anche se poi la ragazza si ravvede accettando fuori onda la corte del bel maschio virile e ristabilendo l'ordine naturale delle cose.

Veniamo ai tempi recenti.
La cosa è cominciata in sordina già qualche anno fa con il cartone Frozen.
Si, amici miei, miei tradizionalissimi papà e mamme, volete dirmi che non ve ne siete accorti?

La storia sembra innocua: la povera Elsa è vittima di una maledizione, viene rinchiusa in una stanza del palazzo e anni dopo la sorella Anna si prodigherà per liberarla, sulla scia della solita profezia sull'atto di vero amore.  Ma non fatevi ingannare!!

Si va bene, sia Anna che Elsa ad un certo punto hanno un principe innamorato (quello di Anna è un contadino e quello di Elsa un bastardo, ma transeat), ma non sono loro che salvano la principessa dal suo triste destino!

Sovvertimento 

Complotto
Tradimento!

I principi guardano e le principesse agiscono
Ma anche peggio!! Peggio, amici miei!

Le principesse si compiono da se l'atto di vero amore! Anzichè attendere buona buona e possibilmente dormiente che il prode principe maschio e virile la salvi (cosa che peraltro non sarebbe mai avvenuta), Elsa viene salvata da Anna, da sua sorella. Una RAGAZZA non so se avete capito bene. Femmina.

E' Anna che, al posto del principe, compie l'atto di vero amore che salva Elsa.

Questa potrà anche passare per una edificante storiella sull'amore e la dedizione tra sorelle, ma noi che vigiliamo, noi che sentinelliamo costantemente sulla giusta educazione da impartire ai nostri figli... noi sappiamo che qui il gender ci ha messo il suo zampino.

Ma non è tutto!
Non è tutto signori miei!
Recentemente Inside Out è stato osannato come uno dei migliori capolavori mai prodotti dal colosso del cartoon dai tempi di Bambi (che comunque cresce con un maschio single, parliamone)

Ma analizziamo il personaggio di Riley (il nome è sia maschile che femminile, cominciamo bene)

Innanzitutto le emozioni in Riley sono ancora differenziate mentre le emozioni negli adulti sono tutte del sesso
Ecco le emozioni della mamma. Vedete Rabbia?
della persona che le prova. Rabbia - chiaramente di sesso maschile in Riley -  ha i capelli lunghi e il rossetto nelle donne, mentre Gioia - chiaramente femmina - ha i baffi negli uomini.

Quindi è chiaro che i bambini sono ancora puri ed incontaminati e sanno distinguere, mentre in seguito essi vengono traviati, perdendo la capacità di separare ciò che è maschio e ciò che è femmina, così, un po' come se fossimo tutti uguali.


E in Riley questo mostruoso processo è già cominciato!
Essa infatti, dolce ragazzina, gioca a Hockey, sport noto per la violenza e per la indiscussa mascolinità del gioco. Una femmina, capite, che fa cose da maschio! E non solo!

Pur avendo evidentemente già quasi l'età per essere doverosamente scop.. ehm, per anelare ai primi palpiti d'amore, essa non ha un fidanzatino! Anzi, pare avere una sola amica, di sesso femminile, della quale Riley si dimostra molto gelosa (quando lei fa amicizia con un'altra ragazza).

Una penosa parodia di una acerba ma non per questo meno aberrante relazione lesbica che si esplica, e lo dico a voi genitori attenti e preoccupati, proprio sotto gli occhi dei nostri pargoli puri ed innocenti, traviandoli, mostrando loro che LGBT è bello e giusto e che quindi possono scegliere chi amare impunemente, come se fosse un loro diritto inalienabile.

Diciamo basta a tutto questo!
Non pieghiamoci al bieco complotto omosessualista che abbiamo sotto gli occhi e che mira all'estinzione della razza umana mediante frocizzazione di tutti i nostri figli!
Boicottiamo la Disney, o quanto meno: torniamo a rivalutare quei cartoni che non mettono in discussione la nostra buona tradizione millenaria, che vuole le donne sottomesse e serve (Biancaneve, Cenerentola), passive e travolte dalla volontà altrui (La Bella Addormentata) e inesorabilmente attratte verso un uomo che sappia come prendere in mano le redini della situazione (Il principe Filippo che combatte contro il Drago in rappresentanza di tutti)

Concordate?







martedì 8 settembre 2015

AYLAN

La fotografia la abbiamo vista tutti, e non la pubblicherò di nuovo.
Un bimbo riverso sulla spiaggia, una magliettina rossa, un paio di pantaloncini blu.
Le piccole braccia abbandonate lungo i fianchi, il viso pietosamente girato in sfavore di obiettivo.
Aylan.

Tutti ne parlano, tutti si battono il petto per questo bimbo che è solo uno dei tanti (è morto insieme a suo fratello e alla sua mamma, lasciando un padre che per sempre vivrà con il dolore di non essere riuscito a trattenerli quando la barca si è rovesciata) ma che è diventato il simbolo dell'abominio infinito della guerra, come già fu Kim Phuc, la bambina che scappava nuda dal napalm americano sul suo villaggio vietnamita (giusto per ricordare che noi occidentali siamo comunque "i buoni")

Io sono una madre e sebbene sappia nel profondo di me stessa che la guerra è la peggior infamia dell'essere umano, devo ammettere che vederla attraverso i bambini mi colpisce più violentemente.

Perchè vedete, il mio figlio più piccolo ha 8 anni, e quello grande 15.
Loro sono cresciuti in una casa, con delle mura che non sono mai cadute.
Hanno avuto il necessario per nutrirsi e coprirsi, ed anche il superfluo. E addirittura l'inutile.
Ogni mattina brontolando vanno a scuola, studiano (quasi) gratuitamente, imparano a scrivere, leggere, conoscere il mondo. Al pomeriggio fanno sport, giocano con gli amici, vanno a spasso, mangiano la pizza e bevono una coca. I loro problemi che sembrano insormontabili sono facezie, sciocchezze. I miei figli vivono, hanno un presente, hanno un futuro.

E perchè ce l'hanno?
Per pura fortuna. Solo per questo.
Perchè siamo nati dalla parte giusta del metiterraneo.
Senza merito, solo un caso. Un tiro di dadi fortunato del destino.
Noi si, loro no.

Aylan aveva una casa con papà, mamma e fratellino. Come i miei figli.
La differenza è che un giorno, la casa di Aylan è diventata così:


 


Niente giochi, le bombe li hanno distrutti
niente scuola, è crollata
niente pallone da far rimbalzare contro i muri, perchè i muri non ci sono più
niente amici, sono morti
niente mamma, è morta
niente fratello, è morto
niente presente, è stato distrutto dalla guerra
niente futuro, è stato rubato dal mare.

Queste sono persone che perdono tutto, nel terrore e nell'agonia.
Cosa deve essere sentire arrivare le bombe? E non sapere se sarai vivo di li 5 minuti, o se lo saranno i tuoi figli? Chiedetelo a qualche nonno che era giovane nel 1945! Io l'ho fatto.

Ma a questa gente spesso e volentieri non viene concesso nemmeno il lusso di scappare da questo inferno sulla terra.
Perchè con poche eccezioni, i profughi sono un problema, e nessuno li vuole.
Qualcuno, a quanto pare, addirittura in queste ore li scheda, li marchia.

Ma vi rendete conto? Guardate la foto, guardatela bene, e poi ditemi che i profughi sono un problema per noi. Che siamo noi - italiani, francesi, rumeni... - che abbiamo un problema. Ditemelo.

Abbiate il coraggio, dietro le vostre tazze di cappuccino fumante, con in mano la vostra brioche mattutina, mentre accompagnate all'asilo i vostri bambini lindi puliti e pasciuti, di dirmi che avete un problema profughi.

Ditemi di nuovo che vi fanno schifo, che non volete averli vicino perchè hanno i pidocchi.
I pidocchi? Ma che livello di priorità ritenete che possano avere i pidocchi davanti ad un genocidio?


Viviamo nella più bella parte del mondo, siamo fortunati, siamo ricchi e grassi, e abbiamo dimenticato.

Abbiamo dimenticato compassione e pietà
abbiamo dimenticato cosa sia la solidarietà
abbiamo dimenticato tutto, chi siamo.

Abbiamo avuto la sfacciata immeritata immensa fortuna di essere nati per un colpo di culo della sorte in un paese in pace e pensiamo di averene l'inalienabile diritto. Pensiamo di essere migliori di queste persone che arrivano sporche e malate dopo aver attraversato la terra o li mare ed aver visto il loro mondo andare in pezzi.

Pensiamo di avere il diritto di chiuder loro la porta in faccia perchè non turbino il nostro giardinello curato coi fiorellini di carta che alla prima pioggia, sappiatelo, si sfasceranno come le nostre anime egoiste.

Siamo stati così favoriti, ci siamo così cristallizzati nell'effimera perfezione della nostra vita che non siamo capaci di tendere una mano a persone che stanno morendo a migliaia.
No, non è che non siamo capaci... è che proprio non vogliamo restituire un po' di quel favore che la sorte ci ha dimostrato facendoci italiani, inglesi, francesi anzichè curdi, somali, siriani.

Qualcuno magari vedendo il piccolo Aylan morto sulla battigia avrà addirittura gioito al grido di "uno di meno". Ci scommetto. Qualcuno che poi sarà andato in cameretta a baciare suo figlio addormentato nel lettino con le lenzuoline di Saetta Mc Queen o di Frozen senza provare il minimo rimorso.

Anime buone nemmeno per l'inferno.













lunedì 31 agosto 2015

LO SCHIFO DELL'ITALIA ** post politically incorrect e ad elevato contenuto di turpiloquio


Il popolo italiano non è un popolo razzista.
Voglio dire che non è "tradizionalmente" razzista.

Siamo gente di mare, dopotutto, storicamente.
Genova, Pisa, Amalfii e Venezia commerciavano e trafficavano con tutto il mondo conosicuto senza distinzione di razza e credo. E prima ancora parliamo di Roma?

Siamo una nazione che ha millemila chilometri di coste mica da ieri, ma da sempre, siamo stati un popolo di conquistatori prima, ed  un popolo di navigatori ed esploratori poi. NON POSSIAMO essere razzisti. Non siamo "cresciuti" razzisti.

Lo siamo diventati.

Io quando leggo questi pseudo personaggi pseudo politici pseudo persone che si scagliano contro chi aiuta gli immigrati sento forte forte dentro di me la voglia irrefrenabile di munirmi di bastone di quercia nodoso del peso di almeno due tonnellate e cominciare a spaccare teste.

L'ultima l'ho letta ieri, i Soliti Noti se la prendono con la diocesi di Torino (mi pare) che è stata invitata dal suo prelato ad ospitare con carità e benevolenza almeno 5 immigrati in ogni parrocchia.

"E chissà se dopo gli immigrati queste parrocchie aiuteranno anche gli italiani che non arrivano a fine mese"

Ma brutti teste di cazzo, infami di merda, ma chi è che ha ridotto l'Italia in questo stato pietoso?
Voi che ora siete tutti "gli italiani qui, gli italiani li" avete mangiato, rubato, commesso le peggiori nefandezze ai danni della gente che ora ne paga il prezzo, ed invece di riconoscere la vostra colpevole e criminosa pocaggine e levarvi tutti quanti finalmente dai coglioni, che cosa fate? Ve la prendete con lo straniero.

Certo, lo straniero.
Meglio se di pelle scura... ops scusate, volevo dire: meglio se negro.
Facile.

Facile ed efficace vorrei dire, perchè quando uno sta male (e gli italiani bene non stanno) non c'è niente di meglio che trovare un colpevole con cui prendersela, e questi negri che arrivano sulle nostre coste in condizioni pietose, malati, a pezzi, senza un lavoro e senza un posto dove andare sono il capro espiatorio ideale.

Serve solo qualche testa di cazzo in malafede che punti il dito per primo e che scateni gli istinti più bassi che albergano in ciascuno di noi.

Questi qui sono sporchi, portano malattie (in perfetto stile USA anni '40 con i posti in autobus separati per razza, dobbiamo essere proprio orgogliosi!)
Questi qui vogliono conquistarci, e farci diventare tutti mussulmani
Questi qui rubano i soldi dello stato, 40 euro al giorno ciascuno, che potrebbero essere date alle persone bisognose.
Questi qui non hanno un lavoro e quindi diventeranno delinquenti, spacciatori, ladri e stupratori (e contamineranno la nostra razza, ndA)

Peccato che a quei bisognosi a cui oggi qualche imbecille idiota populista ignorante e in malafede vorrebbe dare i  famigerati 40 euro al giorno dell'accoglienza (che poi sono finanziati dall UE in gran parte, lo sapevate?), nessuno abbia pensato quando era ora di far marciare questo paese come si deve; prima, quando non avevano ancora bisogno dell'elemosina.

La colpa non è dei profughi, se l' Italia va a catafottersi.
La colpa è nostra.
Nostra che abbiamo accettato anni di malgoverno, nostra che ci siamo bevuti anni di cazzate senza ritegno e senza dignità, nostra che siamo talmente ignoranti che il primo coglione che separa "noi" da "loro" e ci dice che "loro" sono brutti e cattivi e che dobbiamo odiarli, gli corriamo dietro come tanti pecoroni senza cervello.

Questo è un capolavoro di politica, è perfetto, da manuale.

Un gruppo di poveracci che se la prende con un altro gruppo di poveracci, solo che i secondi sono più poveracci ancora dei primi. Complimentoni, poveracci no. 1. Oltre a essere poveracci in senso economico, lo siete anche in senso intellettuale.

Dai, sventoliamo davanti al popolo bue un po' di nazionalismo vecchio stile, così non avrà tempo di domandarsi come mai oggi, nel XXI secolo, nella civile Italia situata nel cuore del ricco occidente ci sono anziani che devono andare a frugare nei resti del mercato per trovare qualcosa da mangiare. E soprattutto, non avrà modo di domandarlo a "noi" ovvero alla classe dirigente  che non avrebbe risposte da dare e quindi tutto ha da guadagnare nel continuare a sivare l'attenzione degli elettori dai veri problemi presenti e passati.

Ma non solo.
Che già sarebbe grave..... non solo.
Noi italiani brava gente ci mettiamo anche il carico da 90.
Siamo contenti quando qualche barca di profughi affonda e ne muoiono a centinaia.
"700 di meno" ho dovuto leggere in più di un post, recentemente.
700 di meno. Io stento a credere, ma devo arrendermi all'evidenza, che esista gente (non posso definirle persone) che gioisce della morte di 700 persone. Morti. Annegati. Finiti, basta. Cuore fermo, niente respiro, niente futuro. E qualcuno ne gioisce. Figli di puttana schifosi, che siate tutti maledetti!

E ieri su FB (dove francamente gira di tutto, bisogna ammetterlo) ho letto post, tutti uguali, di utenti che criticano la diffusione delle foto che documentano questo vero e proprio genocidio.
Perchè non siete mica eroi, a pubblicare queste foto, perchè siete buoni solo a pubblicare foto a effetto"

Io sono francamente schifata. Profondamente schifata e vergognosa della mia nazionalità. Ma tanto.

Quando vedo queste fotografie, io mi sento male, specie se si tratta di bambini. Mi giro dall'altra parte, fisicamente, ho questo impatto fortissimo, l'istinto mi direbbe di non guardarle. Ma le guardo. E in qualche caso, le condivido.

Perchè lo sapete come muore la democrazia e nascono i lager?
Nel silenzio più totale, ecco come.

E no, io non vado fisicamente a Lampedusa a lavorare nei centri accoglienza.
Ma non sarò complice del silenzio.
Non me ne starò buona e zitta in attesa di consegnare ai miei figli un mondo di merda come quello che si prospetta.

E con questo, vogliate gradire un bel "vaffanculo, stronzi",  ma dal profondo proprio.













mercoledì 26 agosto 2015

LA RIVINCITA DELLE GRASSE

Tornando dalle ferie inevitabilmente arrotondata sulle cosce e sulla pancetta (che già di suo, come dire...) mi sovviene una riflessione sulla questione della "magrezza ad ogni costo" che oggi sembra dover essere il pane quotidiano (senza sale senza grassi, senza glutine, senza condimenti, senza pane) di ogni donna che si rispetti.

La riflessione riguarda la parola "grassa".
Oggi le donne-che-non-ottemperano ai canoni vigenti (tra cui la sottoscritta da tutta la vita, lo specifico per non essere tacciata di insensibilità)  non sono grasse, sono curvy.
 
E che vuol dire curvy?
La miglor traduzione che mi viene in mente è "formosa", ma essenzialmente curvy è una di quelle parole considerate politically correct per dire una cosa - che è quella - cercando di essere il meno offensivi possibile.

Come gli handicappati, che sono diventati prima portatori di handicap e poi diversamente abili.
Come i ciechi, che sono non vedenti.

Ecco, la domanda è: facciamo tanto per scardinare un certo modo di pensare - becero e maschilista dicono alcuni - che vorrebbe la donna relegata in un ruolo sempre bella sempre perfetta, sempre compiacente sempre disponibile e soprattutto sempre molto figa a qualunque età ed in qualunque condizione perchè l'uomo padrone possa esibirla usarla ed abusarne a suo competo piacimento........ e poi noi per prime consideriamo la parola "grassa" come offensiva?

Non so se riesco a spiegarmi.....

Il punto non è elimimare "grassa" dal vocabolario
Grassa è solo un aggettivo, una descrizione. Non ha valore morale - o non dovrebbe averne.
QUEEN LATIFAH

E se ce l'ha (ed in un mondo imperfetto come questo, ce l'ha) va scardinato.
E noi dobbiamo farlo, noi per prime, noi donne. Noi donne grasse.
Basta attribuirle quella connotazione offensiva e negativa che oggi le diamo, anche noi, anche le  femministe, anche chi è in sovrappeso.

Noi dobbiamo invece usarla quella parola, con orgoglio se ne abbiamo e se siamo davvero convinte della bontà delle nostre idee e convinzioni.

Il body shaming non si combatte a suon di terminologia
Il body shaming non è dire a una persona grassa che è grassa.

Il body shaming è per esempio dover litigare col tuo capo perchè hai deciso di assumere una ragazza obesa e lui non vuole perchè non è abbastanza scattante (per un lavoro di ufficio....)

Io credo che in qualche modo, tutta questa diciamo "attenzione terminologica" rischi di avere l'effetto contrario, come se quella parola fosse impronunciabile e vergognosa, come se non si dovesse usarla per qualche ragione.

E invece no, secondo me.
No.
Dobbiamo usarla, la parola famigerata,  e dobbiamo usarla bene, dobbiamo passare alle nostre sorelle che verranno un mondo dove essere grassi non sarà più motivo di scherno, e quand'anche lo fosse dobbiamo renderle in grado di rispondere "si sono grassa, embè? E' un problema?" Perchè grassa sarà niente più di questo, un aggettivo come bionda, mora, alta, bassa. Nulla di cui vergognarsi.

La lotta al body shaming (come a qualunque altro tipo di discriminazione) passa si attraverso l'educazione degli "aggressori", ma anche attraverso la forza d'animo e il coraggio dei "discriminati" che devono - devono! - diventare in grado di non farsi schiacciare.

Ed è nostra responsabilità far si che questa seconda cosa accada, perchè in gran parte dipenderà dal mondo che lasceremo in eredità.

Io non sono curvy, sono grassa.






martedì 7 luglio 2015

EPIFANIA

sono stata appena investita da un'epifania.

Non è mica vero che le persone omosessuali non possono sposarsi!
E chi lo dice?
Possono, eccome
Ed in realtà lo hanno sempre fatto!
Così come hanno sempre fatto figli.

Come?
Facile, nascondendo la propria omosessualità e sopsandosi/riproducendosi con qualcuno dell'altro sesso. Questa è una cosa talmente ovvia che nessuno e dico nessuno ci ha mai pensato prima di questo momento. La verità nascosta in bella vista.

Quindi, tutta la diatriba matrimonio gay si, matrimonio gay no, in realtà è un non problema, è fumo negli occhi che la potente lobby LGBT ci sta lanciando al fine di nascondere le sue losche macchinazioni per prendere il potere e trasformarci finalmente tutti in una banda di ricchioni, facendo estinguere il genere umano che è il loro vero fine ultimo.

Ecco qui.
Questa è!

Dopotutto perchè dovrebbero volersi sposare tra di loro, quando possono tranquillamente continuare a fingere di essere ciò che non sono, a sposarsi con persone che nella migliore delle ipotesi apprezzano come amiche e a fare del sesso con qualcuno che se non obbligati non toccherebbero nemmeno con un  bastone?

Pechè mai dovrebbero insulsamente inseguire l'infantile sogno della felicità e dell'appagamento - che tutte le persone di buon senso sanno non esistere - quando possono essere incazzati ed insoddisfatti tutto il tempo, passare le giornate recriminando e litigando ed essendo - a causa dell'enorme mole di stress - pessimi genitori per quei bambini che hanno generato turandosi il naso e guardando dall'altra parte?

Dopotutto, non è questo il "matrimonio tradizionale"?
Altro che discriminazione!